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CARO CUPERLO, E SE L’OBIETTIVO FOSSE VINCERE ANZICHÉ RESISTERE?

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di Francesco D’Agresta

Pubblicato il 15/10/2020 su EsseBlog.it

Ieri (15/10/2020) un autorevole ex leader della sinistra italiana sul Riformista, Fausto Bertinotti, ha suggerito al PD di fare un passo indietro per farne due avanti. Come? Mettendosi a disposizione per la costituente della sinistra progressista italiana.

Gli ha risposto Gianni Cuperlo e gli ha risposto con un sarcastico quanto lapidario niet. Ci sarebbe da dire che oggi è il compleanno del Partito Democratico e se è vero che i compleanni sono un momento di riflessione è anche vero che uno in quel giorno vuole anche stare in pace. Tant’è, ma il sasso è stato lanciato e con la modestia di un bambino che guarda i grandi giocare a carte e impara mi permetto di dire due cose.

Senza dubbio il PD è il partito di riferimento del centro-sinistra in Italia, anzi da molti è percepito come l’unico e lo diventerà davvero se dovesse concretizzarsi una legge elettorale con lo sbarramento al cinque per cento, ma siamo sicuri che questo sia un dato positivo? Direi che dipende da quali sono gli obiettivi che uno si dà. Prendiamo ad esempio le ultime elezioni amministrative. E’ innegabile che le liste a sinistra del PD non siano andate bene com’è altrettanto innegabile che il PD non sia andato male, ma questo significa che quel partito è tornato ad imboccare una strada vincente? Se capissimo qual è la strada potremmo tentare una risposta.

Quel che è innegabile, piuttosto, è che abbiamo assistito ad una flessione della destra, che tuttavia a oggi vincerebbe le elezioni politiche. Per questo torno al punto: qual è la strada? Se la strada è sopravvivere, o resistere, il PD forse va bene e forse, in questa desolazione, riuscirà anche ad attirare a sé quadri politici e qualche voto, ma se vogliamo ridare forza alla sinistra e cambiare il Paese, governandolo, questo PD non basta. Mi pare evidente. Cuperlo stesso lo ha detto tante volte. Persino Zingaretti l’ha detto. E tuttavia tutto rimane immobile.

Serve come l’aria qualcosa di più grande e forte. Qualcosa che non esiste in ciò che già c’è, ma può esistere solo in qualcosa che deve ancora nascere perché è nella costituzione delle cose, anche quelle politiche, che si raccoglie l’entusiasmo, si concretizzano le aspettative e si fanno quei passi più lunghi del possibile che segnano il cammino democratico di una comunità.

Io per cultura e formazione benché progressista nelle idee sono conservatore nelle forme, ma voi Gianni, con la storia del P.C.I. ad esempio, ci avete insegnato che a volte c’è bisogno di dare corpo alle visioni lunghe senza accontentarsi di un presente accettabile.

Mettiamo da parte la strada già battuta dell’autosufficienza e troviamo il coraggio di fare la cosa più difficile che c’è in politica: aprirsi, ridare la parola al proprio popolo. È il momento di tentare un salto che ci porti lontano, senza rete.

Verso l’inizio della scuola, termina il mercatino del libro usato

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